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Songoku689November 07 Alice?Ho corretto un po' la metrica, ora dovrebbe suonare un po' meglio
Giovane e bella, la tenera Alice, sfogliava un libro sopra un leggio. Era contenta, serena e felice, d’un tratto sentì uno strano fruscìo.
“Senti bambina”, udì pronunciare, da un cespuglio più a lato veniva un lamento: “forse tu mi potresti aiutare, son sempre in ritardo, mio triste tormento”.
Alice cercò, nel cespuglio più sotto, mentre la voce le dava consiglio. Alfin lo trovò, avea occhiali e cappotto però, di sicuro, era proprio un coniglio.
“Scusami ancora, mia dolce fanciulla” fece la bestia con tono gioviale “certo non voglio disturbarti per nulla ma senza un aiuto, ritardo, e sto male”.
“Muovi perciò le tue belle caviglie, prestami ascolto, ormai sono vecchio il mio è un mondo di gran meraviglie vieni con me attraverso lo specchio”
“Senti un pochino, mio piccolo ratto”, fece la bimba, con voce flautata. “Si vede dagli occhi, devi essere matto, se sol ti avvicini ti do una sassata.”
“Dimmi, mia bella, perché sei sì rude, che da piccina ti han forse picchiato? guardami qui, con le zampe mie nude, son giunto da solo, persin disarmato!”
“Sorcio bianco dal mento barbuto un'altra volta io non te lo chiedo, rimani con me un sol altro minuto, ti prendo, ti infilzo, ti giro allo spiedo
Con orrore il coniglio allora scappò, fuggendo via lesto dalle grinfie di Alice ma la madre sentì, a gran voce chiamò usando per nome uno stran "Berenice".
Il leprotto a quel punto era molto confuso “per la regina, devo avere sbagliato! Tornato a casa mi daran dell'ottuso quando in realtà son solo sfigato.”
Stava per mettersi a cercare di nuovo quando dal bosco un uomo spuntò lo buttò sulla griglia con funghi e con uovo e alla fine, con gusto, se lo mangiò
November 02 Poesiola senza motivoM'è venuta così, per caso:
Un giorno, ero al mare, vidi una donna molto bella. La volevo assai baciare Era alta, bionda e snella.
Ecco allora, mi avvicino, mamma mia che buon profumo, le domando, a capo chino, se per caso ha un po’ di fumo.
“Ma va via brutto cretino, che ti sembro una drogata?” Dice lei col suo visino, abbastanza incavolata.
“No no scusa”, io a spiegare, “non volevo, mi dispiace, è che sai, a rimorchiare, non son poi tanto capace”.
Lei allora se ne va, e io dietro, a seguirla, ma una sberla, qui mi dà, e così mi sento un pirla. September 30 Mi rifaccio vivoE rieccomi. Saran due mesi abbondanti che non metto un messaggio sul blog. Motivo principale è il fatto che non avevo tempo. O meglio, il tempo ci sarebbe anche, ma lo sapete che amo usarlo per ammazzarmi di telefilm o videogiochi. Tra parentesi, stasera mi vedo il primo episodio della settima stagione di Smallville, se è bello come tutta la sesta ci sarà da divertirsi.
La maggior parte della gente usa il blog per raccontare le cose che gli sono successe, io avrei dovuto parlare delle vacanze, ma avrei ancora indietro Montecarlo e il Norfolk (ovvio che non recupererò nessuno dei due). Vacanze peraltro molto belle, all'insegna del totale fancazzismo. Sono riuscito a fare il bagno di mezzanotte (non lo facevo da che avevo tipo 12 anni) e un coca-mentos di quelli leggendari.
La verità, però, è che non mi viene da usare il blog in quel modo, e quindi preferisco usarlo per riflessioni a caso o per scrivere raccontini inventati. Quindi mi sa che neanche stavolta vi beccate un racconto sulla mia vita.
Sappiate solo che sto bene e me la godo abbastanza (sembra il messaggio di uno scappato di casa).
Ah no, una cosa diciamola: è ricominciato Tv Talk, quindi al sabato mattina mi trovate su Rai Tre. Capisco che l'orario sia vigliacco (neanch'io mi rivedo mai la maggior parte delle volte), ma una volta uno sforzettino fatelo! Se tutto va bene la puntata del 13 ottobre ci sono ospiti Luca e Paolo.
Oggi si è posta una questione cruciale della vita: i miei genitori hanno smesso di darmi soldi, per il semplice e legittimo motivo che ora ho uno stipendio. La cosa mi sta bene, alla fine parliamo di circa 200 euro al mese tra metropolitana e pranzo, poi per il resto non mi davano niente neanche prima (o meglio, una paghetta settimanale che al giorno d'oggi prendono i bambini di cinque anni).
Però è saltato in ballo un altro argomento, quello dei vestiti. E' ovvio che in vita mia non mi sono mai comprato un capo di abbigliamento coi miei soldi. Non ho mai avuto alcuna pretesa di capi firmati o altro, e nel 99% dei casi non vado neanche a comprare/provare: prendo quello che arriva a casa e metto su. Ora sento circolare, tra i muri di casa mia, l'inquietante voce che potrebbero smettere di comprarmi i vestiti, lasciando a me il compito di andarli a prendere e pagarli.
Io spero che tornino sui loro passi, perché non credo capiscano cosa questo comporti. Il micidiale trittico "pigrizia-tirchieria-menefreghismo nei confronti della moda" mi porterebbe inesorabilmente a vestirmi come un barbone. L'idea di uscire di casa per comprarmi, che so, due magliette, e tornare a casa avendo speso 50-60 euro dei miei soldi che potevano finire in uno splendido gioco della play, o in dieci film al cinema, mi ripugna profondamente. Cosa possono darmi i vestiti più del cinema e dei giochi? la risposta è nulla, assolutamente nulla.
Al massimo chiedo aiuto a Fabri. Andare con lui a fare shopping è leggerissimamente meno fastidioso, anche se il rischio che mi faccia spendere ancora di più esiste... Bah, vedremo come si metterà.
In compenso il 9 ottobre è il compleanno di mio padre. Credo di non avergli mai fatto un regalo in vita mia. Ma forse stavolta gli compro un cellulare: sono ormai mesi che vorrebbe prenderne uno nuovo che legga gli mp3, solo per mettere una suoneria gagliarda. Solo che non è disposto a spendere più di 99 euro, il che rende difficile trovare un prodotto con caratteristiche degne. Magari glielo compro io così almeno la pianta. Lo scrivo qui senza paura che tanto non credo abbia idea precisa di cosa sia un blog, figuriamoci riuscire a leggere questo...
Bon dai, vedo se mi riesce di scrivere qualche pagina del libro. Ciao a tutti e alla prossima!
July 22 Aggiunte le foto del NorfolkNella sezione foto trovate un po' di immagine scattate nel Norfolk, Nord-Est dell'Inghilterra, dove sono andato un paio di giorni per la rivista. Doveva essere un viaggio di lavoro ma diciamocela tutta, son stati due giorni di onesta vacanza. Il posto era bellissimo, e le foto non gli rendono giustizia. Soprattutto era bello fresco!
Notare il letto a baldacchino della mia clamorosa camera d'albergo (un po' inquietante a dire il vero...) July 16 E se alla fine si stesse solo fermi?Sono morto alcuni anni fa. Ammetto di avere un po’ perso il conto dei mesi e degli anni, ma comunque c’erano ancora i primi cellulari, quelli un po’ grossi, che ora farebbero ridere. Me lo ricordo perché stavo parlando a un mio amico quando è successo. Ho risposto a una chiamata mentre attraversavo la strada, ho guardato solo da una parte e un camion di quelli delle consegne mi ha preso in pieno. Da allora sono qui, proprio dove ho perso la vita. Non ero certo di cosa avrei trovato dopo la morte. Bene o male la domanda se la pongono tutti prima o poi. Non sapevo se aspettarmi il paradiso o una semplice scomparsa. Ma non avrei mai pensato di stare semplicemente qui. Da che sono morto non mi sono mai mosso. O meglio, sto in piedi, seduto, faccio qualche passo. Ma non mi sono mai allontanato. Non so nemmeno se mi è in qualche modo proibito. Non ci sono muri o altro. Semplicemente, se faccio qualche metro in qualunque direzione mi viene una gran voglia di tornare dov’ero prima. Un desiderio assolutamente invincibile. Da un po’ ho smesso di provare, tanto vale starsene qui, buoni buoni. All’inizio ero un po’ spaventato. Sono esattamente in mezzo alla strada e sono molte le macchine che mi passano attraverso. Ma dopo un po’ ho smesso di farci caso. Credo comunque di essere stato abbastanza fortunato. Se, come me, tutti quelli che muoiono rimangono dove sono, sarei potuto finire in mezzo a un sacco di gente. Non che ci abbia mai riflettuto da vivo, ma credevo che qui fossero morte molte più persone, invece quello più vicino a me sta a una trentina di metri. Si chiama Carlo, è un signore anziano, sulla settantina. O meglio, era un signore anziano sulla settantina quando è morto. Ci capita spesso di scambiare due chiacchiere, ma è un problema perché di giorno c’è traffico e facciamo fatica a sentirci. Fortunatamente c’è la notte. Noi non abbiamo sonno, non abbiamo fame né sete, non sentiamo la fatica. Devo dire che nemmeno mi annoio. Sono sospeso, come se dormissi: quando dormi stai fermo per ore, eppure non ti annoi. La differenza è che qui posso pensare. Mi è capitato di riflettere sulla possibilità di stare sognando, ma percepisco troppo vividamente il senso del tempo che passa, e in generale “sento” di non essere addormentato. Certo, non posso nemmeno dire di essere “sveglio”, solo i vivi sono svegli. Io al massimo sono costante, fisso, perenne. Dicevo che ho pensato anche al fatto che qui devono comunque essere morte un sacco di persone. Anche nei secoli passati dico. Possibile che non ci sia nessuno? Che io sappia qui non c’è mai stato un deserto o un lago o che so io, ma sempre insediamenti umani. E invece quello più vicino a me è Carlo, che non si ricorda bene quando è morto ma non dev’essere più in là del ’70 o giù di lì. Magari questa non è la vera morte. Forse ciò che crediamo “vita” è solo la nostra gioventù, quando ancora siamo abbastanza forti da sorreggere il peso di un corpo. Appena invecchiamo un po’ ecco che svanisce la nostra capacità di tenere unita la carne, ma noi rimaniamo qui, in attesa della morte vera, dopo la quale chissà, magari c’è davvero un paradiso, o semplicemente ci si disperde nell’aria. O magari c’è un decesso di secondo livello, per cui si sparisce anche agli occhi dei morti recenti, per apparire solo a quello defunti da molto tempo. Non saprei davvero che dire… Accennavo prima al fatto che posso considerarmi fortunato. Provate a pensare a quanto devono essere pieni gli ospedali. Un sacco di gente muore là dentro, le sale operatorie e le camere devono essere stracolme di gente. In realtà non so com’è avere vicino altri come me. Non so cioè se si sente la presenza dell’altro come un fastidio, se si sta stretti. A me sembra di avere una consistenza, anche se macchine e persone mi passano attraverso. Magari in una folla di altri deceduti ci sarebbero problemi di spazio. A conti fatti, paradossalmente, il posto meno frequentato dai fantasmi (penso di potermi definire così) dev’essere il cimitero. Quasi tutti finiscono al campo santo, ma solo quando hanno già perso la vita altrove. Un posto pieno di cadaveri, ma senza nessun morto. Chissà se mia moglie (forse dovrei dire la mia vedova) va a fare visita alle mie spoglie. Non l’ho più vista dall’incidente. Probabilmente è andata al funerale, ha assistito alla deposizione della mia bara in una fossa, va a trovarmi regolarmente portando dei fiori. Ma non sa che io sono qui, e che tutti i suoi discorsi e le sue preghiere finiscono addosso a un semplice pezzo di carne mangiucchiato dai vermi. Ho anche provato tante volte a tendere l’orecchio, sperando di aver sviluppato qualche strana percezione capace di farmi sentire le parole dei miei cari. Ma non ho mai udito nulla. Forse non posso, o magari mi hanno dimenticato e non parlano mai di me, non fanno visita alla mia tomba, semplicemente mi hanno cancellato. Se così fosse, forse non lo voglio sapere. Una volta, stanco di non sapere cosa succedeva nel mondo (posso solo vedere che cambiano le macchine, che si rimpiccioliscono i telefoni, che le ragazze sono sempre più svestite), ho provato a organizzare un sistema di comunicazione. Ho provato cioè a dire una cosa a Carlo, così che lui potesse riferirla a Gigi (un altro morto abbastanza vicino a lui) e via di seguito. Così, tanto per capire dove potevamo arrivare, per sentire cosa sarebbe tornato. In realtà l’esperimento è andato meno bene di quanto sperassi. Le informazioni sono cominciate a tornare dopo un paio di settimane. Risultati sportivi, qualche notizia di politica e poco altro. Probabilmente un gruppo di persone distanti che si parlano gridando non è il mezzo migliore per far viaggiare un messaggio. Senza contare che magari qualcuno non ha voluto collaborare. Non c’è molto altro da fare se non parlare un po’ coi defunti vicini, però posso anche capire che a qualcuno il proprio morto possa stare antipatico. Io con Carlo sono fortunato, non è molto sveglio o colto ma è di compagnia, e se voglio stare per conto mio non fa storie. L’idea di stare per anni (molti anni, forse per sempre) accanto a una persona che ci dà fastidio è orribile! Il posto migliore per morire forse è il cinema. A me piaceva tanto, e morire lì sarebbe stato bello: avrei passato gli anni a venire guardando i film più diversi, certo anche tre-quattro volte al giorno, ma tanto qui per strada non è che ci sia molto altro da fare. Ma probabilmente è solo un fatto psicologico: morendo in un cinema non avrei più visto il sole o le notti stellate, o la neve (a parte sullo schermo ovviamente) e chissà, forse mi sarebbero mancate più dei film. Non ho molto altro da dire, non so nemmeno se queste mie parole raggiungeranno mai qualcuno. Forse qualche medium, sempre che non siano tutti ciarlatani, mi avrà sentito. Non chiedo niente sia chiaro, ognuno faccia la propria vita, non voglio essere di disturbo a nessuno. Non conosco nemmeno i prossimi numeri vincenti della lotteria, né so dove avete lasciato l’anello che tanto cercate. Posso solo dirvi quante volte alla settimana la rossa scollata attraversa la strada dove vivo (pardon, dove credo di esistere), o quanto è cresciuto quel ragazzino con gli occhiali che probabilmente iniziava il liceo mentre io passavo dall’altra parte. Comunque sono qui se mi cercate. Sapete, vicino alla fermata della metro. Se vi capita di fermarvi in coda al semaforo, e davanti a voi ci sono circa cinque automobili, sappiate che io sono lì intorno, magari dentro l’auto, forse fuori dal finestrino. Non abbiate paura di salutare prima di andare via, mi farà piacere… July 15 RICERCA: PARTE QUINTARagazzi, ci stavamo dimenticando i videogiochi! ma come! A parte che non ho nemmeno parlato di Matrix che vabbe', sa un po' di eresia. Ma forse eravamo già avanti con l'età. Ancora adolescenza, ma stava per finire...
Dicevamo i videogiochi. Prima console Sega Master System, se faccio bene i calcoli avevo 6 anni. Grandi ore a sparare agli uccelli con la pistole, o a picchiare i nemici in Golden Axe. Incredibili i passi avanti da allora. Credo di aver sempre giocato con una discreta passione, ma la vera rivoluzione si è avuta con la prima Playstation. La tridimensionalità, le nuove possibilità dell'intelligenza artificiale ecc riuscirono a fare entrare veramente la narrazione nel mondo dei videogiochi.
O meglio, non è che prima non ci fosse, ma diciamo che avevo meno accesso ad essa, forse ora a ripensarci mi sono perso delle gran cose (non ho preso i giochi giusti, o le console giuste). Ma comunque, il concetto è che con l'arrivo della Playstation e dei suoi diretti rivali (quindi diciamo all'arrivo di quella generazione di console) i videogiochi smisero per davvero di essere un cacchio di omino che corre da sinistra a destra, per avvicinarsi a narrazioni complesse ricche di pathos, del tutto simili (e per certi versi superiori) alle grandi opere cinematografiche. La mia personale esperienza è legata soprattutto, in quegli anni, a Metal Gear Solid. Quel gioco mi aprì dei mondi, era davvero un film interattivo, e il concetto di nascondersi e schivare i nemici piuttosto che ucciderli era meraviglioso, una cosa che non avevo mai provato e che portava una suspense inenarrabile.
Metal Gear Solid è uno di quei giochi che davvero ti fa ringraziare di aver deciso di spendere quei sessanta euro (vabbe' allora c'erano le lire, stai lì a sottilizzare...).
Per la verità non dovremmo nemmeno dimenticare altri titoli, come ad esempio Resident Evil e Silent Hill: entrambi survival horror, puntavano tantissimo sull'atmosfera paurosa, e diamine se ci riuscivano! Certi salti sulla poltrona giocando a Residet Evil 2, che era davvero un giocone, con ottima grafica, bella trama e appunto scosse di adrenalina non indifferenti. Anche Silent Hill sapeva trasmettere un'inquietudine costante: il personaggio si muoveva per una città deserta immersa nella nebbia, senza poter vedere a più di tre metri di distanza, con ogni sorta di creature orrorifiche che potevano uscire dal fumo. Il tutto alla ricerca di una figlia scomparsa, con un'angoscia crescente. Quello che la gente di solito non vuole capire (specie le ragazze di solito) è che superato un certo livello di possibilità tecnologiche, i videogiochi sono diventati in grado di creare astmosfere degne del cinema (a livello narrativo, musicale e visivo), con in più la componente dell'interattività, quindi con la possibilità di essere noi a muovere l'eroe. Francamente non so immaginare niente di meglio, nonostante l'enorme pregiudizio che ancora circonda i videogame.
Comunque sia, come detto, Metal Gear Solid, Resident Evil e Silent Hill sono i grandi titoli della mia prima playstation. Dovremmo aggiungerci Final Fantasy, che però nella prima play non sono riuscito ad apprezzare come avrei dovuto. Ero troppo impaziente, mentre quei giochi hanno bisogno di tempo e dedizione, salvo poi dare immense soddisfazioni. Mi sono rifatto con Final Fantasy X su PS2...
A livello di conseguenze sul mio vivere quotidiano dovrei rifletterci. Comunque per lungo tempo i videogiochi sono stati un passatempo, con cui mi divertivo ma che mi dava emozioni relative. Solo in seguito ho cominciato ad apprezzarli come dovevo. Comunque in questo caso niente episodi di emulazione o imitazione, e anche le discussioni coi coetanei erano abbastanza limitate, perché per molto tempo i miei amici non avevano i miei stessi giochi (magari non ne avevano proprio o ne avevano altri) quindi le possibilità d discussione erano limitate. Non era nemmeno come oggi che basta navigare su internet dieci minuti per avere tutte le informazioni su un gioco che magari nemmeno hai mai provato. All'epoca o compravi il gioco o non ne sapevi praticamente nulla!
Ai videogiochi era anche legato il concetto di vacanza. Una cosa che negli anni si è persa. Andando al mare coi miei genitori ero felice anche perché sapevo di poter trovare una qualche fornita sala giochi. Le sale giochi offrivano possibilità tecnologiche molto superiori a quelle che avevo a casa, e quindi ero capace di perderci le ore, anche solo a guardare gli altri se avevo finito i soldi. E' un ricordo di cui ho particolare nostalgia perché oggi non è più così. I giochi che ho casa sono molto meglio di quelli nelle sale giochi; soprattutto sono cambiati i videogame: ormai si punta a giochi lunghi e complessi, con trame articolate. Non c'è più (o quasi) il concetto del giocare un'ora e due e "finisci il gioco". Tanto è vero che oggi nelle sale giochi (a parte grandi classici che comunque non provo più) ci sono magari postazioni per provare a sciare, guidare, sparare, prendere a pugni: come una volta tutte cose che non puoi fare a casa. Peccato che di spendere 2 euro per provare a sciare per forse due minuti non è che abbia molta voglia, quando andando a casa mi si aprono dei mondi spettacolari e immersivi su tv ad alta definizione. Pur continuando a giocare ai videogiochi dunque, sento molto forte questo passaggio da "che bella la sala giochi" a "che palle la sala giochi, meglio casa mia". Ora sono più smaliziato, mi entusiasmo meno facilmente, sono più critico. Una volta entrando nella sala giochi era come varcare le porte del paradiso. Oggi quell'approccio fanciullesco è almeno in parte sparito, e un p0o' mi dispiace...
Stavolta credo davvero che sia tutto. Poi chissà, non si può mai dire... RICERCA: PARTE QUARTADunque dove eravamo rimasti...
Ah sì, ero fermo ai telefilm. In realtà dovrei anche cambiare un po' medium, finora si è parlato anche troppo di tv!
Sarebbe il caso di citare qualche film. Difficile in questo caso fare un elenco. Peraltro a lato del blog c'è la mia (parziale) lista di film preferiti, che dovrebbe già dare abbastanza informazioni.
In linea generale i personaggi sono quelli che appartengono un po' a tutti. In maggioranza, se devo guardare ai miti di infanzia o della prima adolescenza, troviamo i grandi protagonisti dei film d'azione o d'avventura: Indiana Jones, il John McLane di Die Hard, il Martin Riggs di Arma Letale. Ma anche i protagonisti dei cartoni animati della Disney: ho una certa venerazione per Aladin, che ritengo tuttora uno dei migliori film d'animazione mai creati (Genio è un personaggio fenomenale, e non mi vengano a rompere le palle con quella smorta imbecille di Pocahontas). Anche se probabilmente l'attore idolatrato della gioventù rimane Arnold Schwarzenegger. Il mio film preferito dell'infanzia è Commando (meravigliosamente trash), ma a esso dobbiamo aggiungere i due primi Terminator, Atto di forza, True Lies, Danko e compagnia bella, tutti film che riguarderei in loop a vita. In questo caso non ci sono tentativi di emulazione, imitazioni o simili. Semplicemtne il buon vecchio Schwarzy mi piaceva una cifra!
Non ci dimentichiamo però di Bud Spencer e Terence Hill! Quante serate passate a vedere i loro film, e il motivo era che mi piacevano le scazzottate. Così completamente irreali, comiche, stilizzate. Ne adoravo sia i gesti che i suoni. La pellicola preferita del famoso duo è certamente Lo chiamavano Trinità: a tutt'oggi lo considero un filmone, e regala assolute perle da scolpirsi nella mente. La scena in cui Trinità mangia i fagioli mi fa venire assolutamente voglia di farmene un piatto, e molti di voi sanno quando io detesti i fagioli e in genere tutto ciò che sorge dal terreno...
Non possiamo nemmeno lasciare da parte Fantozzi. Anchelui rientra a pieno titolo tra i miti d'infanzia, e qui l'imitazione c'era eccome! Sono sempre stato un imitatore per certi versi. Ma non ho mai imitato persone reali, amavo riprodurre invece personaggi già di per sè "finti", "costruiti". Da bambino ero famoso tra parenti e amici per l'imitazione di Fantozzi, altro che quel bambino imbecille che andava da Mike Bongiorno. Peccato che ho perso quasi completamente la capacità di farlo. O meglio, mi dovrei riesercitare. fantozzi è forse uno dei personaggi di cui ho più nostalgia. Già negli ultimi anni aveva perso tantissimo smalto, e i primi film mi riportano proprio indietro all'infanzia. Un ricordo in particolare: avevamo in casa la moquette, e un giorno decidemmo di toglierla. Ricordo perfettamente una sera in cui praticamente in salotto non c'erano mobili, solo un divano al centro della stanza e una tv addossata alla parte. Tutt'intorno vuoto, eco e pavimento di vivo cemento (che di lì a breve sarebbe stato ricoperto di piastrelle). Probabilmente avevo dato una piccola mano a togliere la moquette (potevo avere forse 9-10 anni), fatto sta che ero stanchissimo. E quella sera ci piazzammo tutti insieme sul divano a vedere Superfantozzi. Forse mi sono anche addormentato prima della fine, ma quel ricordo mi si è impresso in maniera indelebile.
Tornando alla tv, ma non alla fiction (e via di associazioni libere), il grande programma era Mai Dire Gol. Quello vero però, mica come adesso che ci sono i Mai Dire Martedì e cose simili, con comici sfittici e privi di vera inventiva. Tutti a imitare i personaggi del Grande Fratello, ma chi se ne frega!
Il vero Mai dire gol era quello con Teocoli e Albanese (quest'ultimo è un altro grane mito, e Epifanio lo imito ancora benissimo), e poi con Aldo Giovanni e Giacomo. Quello era una vera fonte di spunti comici, personaggi da imitare, discussioni da fare a scuola il giorno dopo. Anche se spesso, data l'ora tarda in cui andava, lo registravo per vederlo il giorno dopo. Credo di avere ancora in giro l'ultima puntata dell'annata 96/96, dove mi pare che Aldo Giovanni e Giacomo fecero delle robe clamorose, mi pare ci fosse ospite anche Paolo Rossi.
Mai dire gol è davvero una pietra miliare ormai non più replicabile.
Passiamo ai libri. Per molto tempo non ho letto nulla. Come già detto amavo i fumetti, ma di libri non se ne parlava. E guardavo mia madre che leggeva con una specie di supponenza ignorantoide, del tipo "che schifo i libri".
La svolta c'è stata col viaggio in Norvegia. Poteva essere il '95. Andammo là in agosto, per una decina di giorni. Ero troppo giovane per apprezzare veramente la cosa, e per lunghi tratti mi annoiai. In particolare arrivammo alle isole Lofoten (credo si scriva così, anche se ammetto che il nome fa un po' ridere), dove pernottammo un paio di giorni. Ovviamente in Norvegia si mangia un sacco di pesce, che a me assolutamente schifo, così una sera quando i miei volevano andare a mangiare il merluzzo io dissi "no, me ne resto in albergo".
Chiamalo albergo, una specie di catapecchia vagamente sul mare, in cui non c'era nulla. Ma nulla! Manco una radio! C'eravamo solo io, un tavolo, e La volpe dorata di Wilbur Smith, abbandonato da mia madre che lo stava leggendo in quel periodo. Preso dallo sconforto provai a leggere qualche pagina. E lì è stata la svolta! mai avrei creduto che leggendo un libro si potesse essere rapiti da tale suspense ed esaltazione. E da lì non ho più smesso. Sempre rimenendo abbastanza sul commerciali comunque, quindi avventura e azione, meno seghe mentali che non ho bisogno di sentire personaggi che si struggono per cacchiate. Ho sempre preferito sparatorie, morti, inseguimenti, frasi ironiche con cui eroi forzuti prendono in giro i supercattivi. Quando poi leggi un po' di libri rischi che tutto si confonda un po', per cui ti ricordi i protagonisti, ma appena scendi di livello sui personaggi secondari non sai più con certezza in quale libro li hai letti, e cosa stavano facendo esattamente. la famiglia Courteney dei libri si Smith è comunque una grande dinastia, anche se il personaggio singolo più figo di tutti è senza dubbio Dirk Pitt, creato da Clive Cussler. Uno che se i nemici meritano di morire li uccide, e punto e basta (ecco Kenshiro che ritorna).
Il libro preferito perà è di Ken Follett, I Pilastri della Terra. favoloso per la capacità di raccontare le gesta di tre generazioni di uomini e donne, tra violenza, sesso, grandi passioni e ideali. Una grande epopea indimenticabile.
Dunque, ora come ora non mi viene in mente nient'altro. Potrei anche aver finito, calcolando che il tempo a disposizione sta per scadere. Sapete che fatto? creo un bell'album con un po' di foto dei personaggi citati qui e là... July 14 RICERCA: PARTE TERZATerzo week end, e terza parte dei ricordi di infanzia.
In realtà ora sarebbe il caso di passare all'adolescenza. Malgrado io abbia sempre guardato i telefilm, il liceo diventa il momento dell'esplosione clamorosa. Ah quanti ricordi! Da Dawson's Creek al principe di Bel-Air (che però forse era anche precedente) c'è una costellazione di grandi prodotti. Anche se la grande passione, il massimo possibile dell'esaltazione è per Friends. Penalizzato tantissimo da una traduzione scadente e da posizionamente suicidi in palinsesto non è mai riuscito a fare il botto in Italia, ma rimane un capolavoro assoluto.
Visto che non siamo qui a fare recensioni, diciamo subito come Friends ha influenzato la mia vita, e il nome è uno solo, Chandler Bing. Chandler, per chi non lo sapesse, è uno dei sei amici protagonisti, ed è quello più ironico, divertente, insicuro, vagamente sfigatello. Sono io fatto e finito. Mi sono sempre ritrovato in lui, ho sempre detto "questo mi somiglia" e ho finito col compiarne atteggiamenti e comportamenti. Ancora dopo anni di distanza la mia comicità è molto improntata sul suo stile, e mi capita di assumere espressioni del viso e reazioni identiche alle sue.
Capisco che sia un po' folle, ma la verità è che a me capita spesso di comportarmi da sit-com. Cioè reagisco (a livello proprio fisico, comportamentale) alle situazioni anche difficili come farebbe un personaggio di una sitcom. Nella totale follia di questa cosa mi permetto però di dire che p meglio fare così che non impersonare un personaggio a tragedia no?
La visione dei telefilm credo mi abbia anche formato molto in certi aspetti del mio modo di relazionarmi con le persone. Spesso si dice che i ragazzi non dovrebbero guardare troppi telefilm, per non finire per comportarsi comei personaggi della finzione. Potrà anche essere vero, ma nella mia vita ho sempre sperimentato il contrario (a parte il fare l'imbecille come Chandler, ma quello si fa per divertirsi). Sarà che sono sempre stato poco efficacie con l'altro sesso e cose simili, per cui sono il classico amico-da-cui-la-tizia-di-turno-va-a-parlare-di-quanto-il-suo-ragazzo-è-imbecille-quando-dovrebbe-solo-darla-a-me. Però credo che paradossalmente la visione di tanti melodrammi televisivi abbia avuto su di me un effetto in qualche moto catartico. Per cui mentre molti hanno vite da telefilm (io prendo te, poi ti mollo teatralmente dopo che ci siamo tirati i piatti, poi tengo nascosta questa cosa a quell'altro ecc) io tendo ad accorgermi di quando una situazione sta epr finire sul quel binario e viro bruscamente. Vogliamo dire che sono più saggio di altri? diciamolo pure, e chi se ne frega di essere modesti. Certo, ho fatto le mie cacchiate e ancora ne farò, ma mi piace pensare (magari a torto) di saper gestire le situazioni difficili con un minimo di equilibrio. A questo hanno contribuito la mia indole, certo, la mia educazione, certissimo, lo studio, tutto quello che volete, ma anche la visione di tanta narrazione audiovisiva, che mi ha inculcato determinati schemi mentali che riconosco "dall'esterno" nella realtà circostante.
Orca stoppo che devo fare una roba, ma devo tornare per gli altri media cazzarola! July 07 RICERCA: PARTE SECONDARieccomi! Torno dopo una settimana per aggiornare la ricerca. L'avrei fatto anche prima ma è successo un macello, con mio padre che pare avere l'ernia del disco con conseguente fuga al pronto soccorso mercoledì e altri problemi vari (non si reggeva in piedi poveruomo!).
Comunque, a parte questo, sono pronto a far andare un po' indietro i ricordi, sperando che non mi scenda la lacrimuccia...
Cominciamo dal capitolo cartoni, che già di suo è potenzialmente infinito Chi mi conosce bene si aspetterebbe forse che partissi da qualcosa come Ken il guerriero, i Cavalieri dello zodiaco o simili (che tanto arrivano eh...) e invece no. Parto da Nanà Supergirl. Non solo perché è uno dei primi ricordi a cartoni animati che ho, ma anche perché ero assolutamente innamorato di Nanà! Ma proprio nel senso romantico del termine, ero cotto perso! Curioso a ripensarci oggi, visto che parliamo di un cartone animato, ma non solo: nanà, per chi non se lo ricordasse, era un robot, un cyborg, creata da un buffo tizio con capelli assurdi che se la portava in giro a difendere gli innocenti e tutte le solite meante da supereroe. Il tuttocon molta ironia comunque, non era certo un cartone di azione, o drammatico.
Non so perché aveva sta fissa per Nanà, ma la trovavo bellissima, e poi aveva una doppiatrice che le dava questa voce un po' acuta, che adoravo profondamente. Me la sarei sposata Nanà, se fosse esistita veramente...
Ma caliamo i pezzi da Novanta. Faccio un rapido elenco, tanto per far correre la memoria: Ken il guerriero, i cavalieri dello zodiaco, i cinque samurai, Mila e Shiro, Holly e Benji, Tutti in campo con Lotti, Dragon ball (un po' più avanti con l'età), Ranma 1/2, Daitarn 3, Magica Emi, Creamy, Sailor Moon, e una clamorosa pletora di altri prodotti minori che hanno forse lasciato meno segni.
Difficile mettersi ora a descriverli tutti. In linea generale, specie da piccolo, sono sempre stato molto interessato al disegno: quindi Kenshiro, i cavalieri dello zodiaco ecc mi piacevano molto per come erano realizzati tecnicamente, mi davano un grande sensazione di forza, di energia, ovviamente supportata dal fatto che non facevano che menarsi. Il combattimento è sempre stato un elemento di grande fascinazione per me: assistere al dispiegamento di fantasiose tecniche di lotta, magari corredate da profusione di lampi, raggi, componenti che potremmo dire "magiche", mi dava una profonda eccitazione, e a dire la verità me la dà ancora adesso. In questo periodo sto seguendo con grande interesse Naruto, che riesce a collegare questa fascinazione del combattimento con una impostazione più scientifica e adulta, ideal per acchiapparmi ora che, volente o nolente, sono un po' cresciuto.
Solo successivamente ho cominciato ad appassionarmi anche alla componente più dialogica e contenutistica. è il periodo durante e subito prima dell'adolescenza,dove cominciavo a prendere coscienza di molti meccanismi (magari comici) del cartone animato giapponese, per cui Ranam 1/2 era diventato un prodotto di culto, capace di coniugare il solito aspetto guerresco con clamorose dosi di comicità. Giusto per i profani, Ranma era una ragazzo colpito da una curiosa malediazione: ogni volta che si bagna con l'acqua fredda diventa una ragazza, e per tornare uomo deve usare l'acqua calda. Ci sono altri personaggi nel cartone con un problema simile (il padre diventa un panda, il suo amico/rivale Ryoga si trasforma in un porcellino d'India e via dicendo), ma lui era ovviamente quello più accattivante, perché la fusione di maschile e femminile dava materiale per gag pi o meno riuscite e anche per diversi approcci al problema del combattimento.
Non bisogna nemmeno dimenticare, per Ranma come per altri cartoni, l'aspetto più pruriginoso della faccenda. Malgrado le censure cui il cartone giapponese è soggetto da sempre in Italia, ha sempre conservato una certa dose di sensualità (sconosciuta, o meglio molto sotterranea, nei cartoni occidentali) che, non lo nascondo, affascinava la mia giovane mente depravata.
Quasi inutile sottolineare come Ranma, diventato donna, acquisisse forme femminili che spesso venivano mostrate, con discreta soddisfazione dei giovani spettatori. Ma situazioni simili si verificavano spesso un po' ovunque, come ad esempio in Ken il guerriero, quando Ray strappa (o meglio fa a fettine) i vestiti di Mamia per ricordarle che è una donna e quindi non dovrebbe combattere. mamia era una sgnacchera da fare impressione e vederla ignuda era decisamente un bello spettacolo.
Rimanendo su Kenshiro (mi rendo conto di saltare un po' di palo in frasca, ma mi han detto che si può...) devo probabilmente dire, dopo anni e a mente fredda, che è il mio cartone preferito. Anche qui riassuntino per i profani: il cartone è ambientato in un ipotetico futuro sconvolto da guerre nucleari che hanno trasformato il mondo in un arido deserto. Ora che ci penso dopo anni probabilmente doveva molto alla serie di Mad Max, con Mel Gibson. Il cartone era tutto ambientato in questi deserti, dove la popolazione cercava di vivere in modesti villaggi ricavati dalle città un tempo prospere, sopportando le angherie dei gruppi più potenti, nonché degli uomini modificati (si suppone) dalle radiazioni: il cartone è pieno di uomini enormi e muscolosissimi, che possiamo pensare mutati dagli avvenimenti degli anni precedenti (anche se non ho certezze su questa cosa, e forse nessuno le ha).
in questo scenario si scontravano i grandi maestri di arti marziali, primo fra tutto proprio Kenshiro, ultimo discendente di un'antichissima scuola di combattimento, che si trova a dover combattere per difendere i più deboli ma anche per motivi personalissimi come recuperare la fidanzata rapita dall'acerrimo nemico, sconfiggere il suo proprio fratello che usa i suoi poteri per soggiogare gli indifesi, ecc ecc.
Disegnato benissimo, il cartone concedeva molto poco all'ironia e puntava tutto sullo spettacolo della lotta, sulla drammaticità degli eventi, e su un'alta dose di violenza. Malgrado le censure, Ken il guerriero rimane uno dei cartoni più violenti che abbia mai visto (specie se ci limitiamo a quelli programmati per i bambini). Ken è infatti in grado di far esplodere letteralmente i nemici colpendoli in determinati punti del corpo, con evidente abboddanza di sangue, interiora e quant'altro.
Verso questo cartone c'era, tra le altre cose, una fascinazione puramente morbosa verso questa violenza esplicita, una di quelle cose che preoccupano particolarmente i genitori! Ma c'erano anche una trama complessa e articolata, che metteva in campo temi e valori fortissimi. Kenshiro è un eroe profondamente tragico,di fatto impossibilitato a essere felice, e questa è forse la sua maggiore forza.
L'esaltazione proveniva anche da alcune precise scelte, soprattutto il fatto che praticamente tutti i nemici di Ken lo sottovalutano: pensano tutti di trovarsi di fronte un povero imbecille, salvo poi piangere lacrime amare quando lui li mazzuola. Non escludo che la fascinazione per questo aspetto sia stata legata a determinate esperienze concrete. Mi sarebbe probabilmente piaciuto essere come lui, uno che a vederlo non gli dai due lire (per lo meno in relazione agli enormi nemici che aveva intorno) ma che poi se lo fai incazzare ti devasta di cazzotti. Non sono mai statoo uno che faceva a botte, non le prendevo, non le davo, ma certo nella mia infanzia ci sono stati incontri con i classici bulletti o simili, che magari prendevano di mira persone che nemmeno conoscevo. Mi sarebbe piaciuto, come di dice, "dargli una lezione", ma non ne avevo nè i mezzi fisici nè il coraggio (probabilmente non li avrei neanche ora), quindi cartoni come Ken il guerriero facevano da valvola di sfogo, e permettevano di sognare scenari per me inverosimili ma gratificanti.
A Kenshiro faccio risalire, inoltre, persino determinate convinzioni etiche che coltivo tuttora (e so che questa cosa farà storcere il naso a molti). Devo a Kenshiro il mio essere favorevole alla pena di morte. Altri cartoni presentavano scenari più "politically correct", per cui i malvagi sono bene o male sempre recuperabili ecc. Anche in Ken c'è questa componente, riservata però solo ai grandi nemici, qulli più importanti nella trama. Per il resto Ken ha sempre ucciso a sangue freddo decine e centinaia di banditi, stupratori, aguzzini di vario genere. Il principio su cui si basava (per come possiamo desumerlo dal suocomportamento) era un semplice "se sei malvagio non meriti di stare al mondo", un ragionamento di così chiara e limpida purezza che non sono mai riuscito a contraddire, e che tuttora ritengo validissimo.
Ovviamente poi i cartoni animati erano fonte di emulazione, per cui spesso i giochi coi compagni di scuola finivano con l'essere una specie di "recita" di quanto avevamo visto in tv, con l'assegnazione dei personaggi ecc. Alle elementari si giocava soprattutto ai cavalieri dello zodiaco, e c'era sempre una certa bagarre per scegliere chi impersonare. Io amavo fare Pegasus (perché era il protagonista) ma anche Crystal, perché i suoi poteri basati sul freddo, il ghiaccio la neve (chi non ricorda la "polvere di diamanti") era particolarmente affascinante.
Non solo emulazione fisica, ma anche linguaggio: poteva capitare che i cartoni diventassero fonte di espressioni linguistiche usate comunemente, anche se questa cosa è venuta fuori più con l'andare degli anni e l'ingresso in campo più preponderante dei telefilm e dei film. Però come dimenticare lo scanditissimo "spa-ghet-ti" di Lotti quando doveva colpire con la sua mazza da golf le palline. Per anni, quando andavo a giocare a minigolf con mio padre, usavo la stessa formula magica sperando che mi consentisse un tiro più effcacie. A Lotti è anche legato uno dei miei ricordi più vividi della mia infanzia legata alla tv e ai mezzi di comunicazione in generale: durante un'estate il cartone (se non si fosse capito ambientato nel mondo del golf, protagonista un ragazzo giovane, rotondetto e simpatico con un grande talento) venne mandato in onda alle 7:30 del mattino, per un totale di 49 episodi, quindi quasi due mesi, calcolando che probabilmente non passava al sabato e alla domenica. Bene, durante quelle settimane di vacanza, in cui uno che fa le elementari dovrebbe solo volerdormire fino a tardi, io mi svegliavo alle 7:20, per poter fare colazione guardando Lotti.
Una cosa che oggi forse non riuscirei più a fare, e che mi fa pensare anche alle differenze tecnologiche di allora rispetto a oggi: mi svegliavo presto perché non c'era modo di registrare il cartone! O meglio, il videoregistratore ce l'avevo, ma non sapevo usarlo bene, ed era uno sbattimento eccessivo programmarlo ogni sera. Oggi lo registrerei con MySky, posizionando alla domenica le registrazioni di tutta la settimana.
Devo andare a mangiare, faccio un pausa. Dovrò riaggiornare, dobbiamo parlare dei telefilm (e ancora ci mancano riferimenti ai fumetti e ai film cacchiarola, sta reminiscenza dei tempi andati potrebbe durare quasi gli stessi anni necessari per produrre, appunto, i "tempi andati"!) July 01 RICERCA: PARTE PRIMAQualche giorno fa mi ha scritto una cara amica dell'università, che chiameremo semplicemente "la Cisly". Ora, la Cisly sta conducendo una sorta di studio sulle abitudini mediali, durante il periodo dell'infanzia e dell'adolescenza, degli attuali 25-34enni. Siccome la Cisly è tanto carina e simpatica, ho pensato di darle una mano, e ho intenzione di farlo attraverso il blog. Da qui a una quindicina di giorni, con tempi e modalità al momento imprevedibili, cercherò di ricostruire almeno in parte la mia vita passata coi mezzi di comunicazione, che come molti di voi sanno è particolarmente ricca visto che sono sempre stato un nerd abbastanza convinto.
Come prima cosa cerco di ricostruire cosa e quanto guardavo (o ascoltavo, o leggevo ecc).
La mia infanzia e la mia adolescenza sono state sempre dominate dalle tv. Nemmeno durante il periodo delle tempeste ormonali di fine medie-inizio liceo ho mai appeso poster di gruppi rock ascoltando musica a tutto volume. Allora, come in realtà anche adesso, ho sempre guardato la tv, in particolare cartoni e telefilm.
In pratica ci spendevo quasi tutto il mio tempo libero, visto che all'epoca il computer non c'era, e anche quando è arrivato internet era di una lentezza devastante fino al primo anno di università. Quindi in pratica non contava.
Di solito la cosa funzionava così: tornavo a casa da scuola (nel pomeriggio o per pranzo, a seconda se parliamo delle elementari o delle medie e superiori) e facevo i compiti. Fino all'università non sono stato quasi mai in grado di studiare facendo contemporaneamente altro, quindi guardando la tv o ascoltando la musica. Perciò, come detto, facevo i compiti e poi arrivava la tv. Ho sempre seguito, in una forma o nell'altra, prodotti seriali, quindi il mio consumo di televisione era abbastanza scandito dalla presenza di determinati appuntamenti fissi: a una data ora c'era il cartone, a quell'altra c'era il telefilm, e via di seguito (tutte cose che approfondiremo in post successivi).
Non sono mai stato uno che usciva a giocare a pallone o altro, se non in casi abbastanza rari e soprattutto durante le vacanze estive. Nel periodo scolastico ho provato persino a farmi dare malato da mio padre pur di non scendere a giocare coi miei vicini di casa che citofonavano! :-)
Quando ero in casa e non dovevo studiare, la tv era costantemente accesa, e come detto guardavo soprattutto cartoni e telefilm, non disdegnando (diventato più grande) anche i telegiornali (ricordo che quando Studio Aperto è passato alle 18:30 lo guardavo sempre). Mi ricordo che da piccolo (diciamo fino ai 9-10 anni) guardiamo volontariamente e con gusto la pubblicità. Ero un gran divertimento per i miei genitori perché sapevo jingle e testi a memoria, per cui quando partiva uno spot eri ragionevolmente certo che avrei saputo ripeterlo in contemporanea, parola per parola. A ripensarci ora rimango stupito: probabilmetne sembravo destinato a essere un tabbozzo di quelli che seguono qualunque moda salti fuori, visto che addirittura mi imparavo a memoria la pubblicità! Invece credo che la cosa mi abbia segnato in modo diverso: me ne piaceva la forma più che essere attratto dal contenuto, mi piacevano le immagini e le musiche, ma davo un peso relativo a ciò che veniva detto, agli stili di vita che ne venivano veicolati e promossi. Con ovvie eccezioni ovviamente: volevo certamente questo o quel giocattolo o videogioco visto negli spot, ma poi guardavo anche un sacco di altri spost che potenzialmente c'entravano molto poco col mio essere bambino. Ah e un'altra cosa, come ho fatto a dimenticarmi! Io ho giocato veramente per tantissimo tempo con un piccolo pupazzetto raffigurante Batman: era il mio giocattolo preferito, ci giocavo guardando la tv e nella mia fantasia gli facevo vivere avventure simili a quelle che avevo visto fare ai personaggi dei cartoni. Mi era quasi impossibile giocarci senza tv accesa, non mi scattava l'interruttore sennò!
Alla sera si guardavano i film, coi miei che non mi hanno mai imposto un orario che tagliasse a metà la programmazione (conosco molti che dovevano andare a letto che so, alle nove e mezza, di fatto impossibilitati a vedere tutto un film). In casa mia, fin dalla più tenera età (per lo meno da che mi ricordo) era il film serale a decidere quando dovevo andare a dormire: quando finiva lui, tutti a nanna.
La televisione comunque non era l'unico mezzo di comunicazione che mi faceva compagnia. Da una parte c'era l'home video (ok si vedeva lo stesso attraverso la tv, però lo considero separato). Come molti bambini avevo tante cassette, soprattutto con cartoni animati della Disney, che quando ero bambino andavano facilmente in loop un sacco di volte, con (immagino) somma frustrazione dei miei. Però l'uso delle cassette non è mai stato preponderante, e si è affievolito molto col tempo.
Oltre alla tv c'erano fumetti e cinema. Leggo (o forse dovrei dire guardo) i fumetti da che avevo sei mesi. Mio padre, ancora quando non ero in grado nemmeno di camminare, mi lasciava da solo in casa con la nonna (anche se la poverina, affetta da artrite, avrebbe reagito con difficoltà a un'emergenza): sapeva che se mi avesse messo in mano un fumetto (all'epoca leggevo Braccio di ferro) mi avrebbe ritrovato nella stessa posizione anche a distanza di una o due ore. Io sfogliavo le pagine, verosimilmente senza capire nulla, ma intanto stavo lì affascinato dalle immagini. Diventato un po' più grandicello, ma quando ancora non sapevo leggere, me li leggeva la suddetta nonna: ci mettevamo su due sedie una di fronte all'altra, e lei teneva il fumetto sulle sue gambe, rivolto dalla mia parte, leggendo perfettamente al contrario! Se ci ripenso oggi questa cosa mi inquieta un po'! Quando poi ho imparato a leggere la nonna è stata abbandonata alle sue parole crociate, e Braccio di ferro è stato sostituito da Topolino (e per un breve periodo da Tex Willer e Dylan Dog), che è ancora lì (anzi devo leggere quello di questa settimana...).
Viene poi il cinema: mio padre mi ci portava abbastanza spesso, e qualche volta con noi veniva anche qualche mio amico. Durante l'infanzia ho visto tanti film con mio padre, e ho un ricordo particolare di "Red & Toby - Nemici, amici", un film credo della Disney, nemmeno troppo famoso, ma non so perché ho in mente soprattutto quello. Solo poi con l'arrivo dell'adolescenza ho cominciato ad andarci coi miei amici, anche se si andava sempre meno spesso di quanto avrei voluto io, ma tant'è...
Ricordo anche la prima volta che sono andato a vedere qualcosa da solo: era "Tartarughe Ninja 3", potevo avere poco più di dieci anni, e andai al cinema dell'oratorio, che era l'unica cosa bella dell'oratorio stesso (s'è capito che ero, o meglio sono, un asociale?).
Passiamo ai videogiochi, altra parte importante della mia vita: i primi giochi sono stati quelli del Sega Master System, quando avevo 6 anni (mi pare sia uscito nel 1988). Tante ore passate a giocarci, aspettando sempre che i miei fossero in vena per comprarmi un gioco nuovo (di solito in corrispondenza di compleanni e ricorrenze varie). Mi sono fatto tutte le generazioni di console, e continuo con gusto ancora adesso.
All'ultimo posto stava la musica, da me sempre abbastanza bistrattata, con un numero davvero esiguo di cassette comprate. Un po' di più i cd quando ero al liceo, ma sempre senza esagerare. Però ricordo benissimo che mi piaceva molto Michael Jackson (di cui avevo "Bad" in vinile), ed è nei primi anni dell'adolescenza che è cominciata la passione per il country (sempre nei limiti di uno che non ascolta molta musica). Mio padre aveva un disco in vinile che era in pratica una raccolta di grandi successi country cantati da gente come Waylon Jennings e Guy Clark, e a metterlo su mi ricordo che mi emozionava da matti. E quell'emozione c'è ancora adesso.
Dunque, credo che come panoramica iniziale ci siamo, se mi fossi dimenticato qualcosa lo scriverò in post successivi. Questa era anche la parte noiosa, perché adesso c'è da parlare dei singoli personaggi, cartoni, telefilm che mi piacevano (qualcosina ho anche anticipato), e qui potremmo realmente fare notte.
Ora però devo uscire da questo forno che è la mia camera, quindi la vera operazione nostalgia partirà col prossimo post, che ancora non so quando sarà scritto, ma credo a breve!
Alla prossima! |
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